La cronaca degli insetti umani

 A cura di Deda

Titolo originale: Ningen konchu ki

Edizione italiana: La cronaca degli insetti umani, 001 Edizioni - completa
1 volume, 2012, 15.30 euro; 368 pp.

Edizione originale: 1970, Daitosha, 1 volume.






La vita degli insetti è una parodia del mondo umano, dice Tezuka... o forse è il contrario!

Appena iniziato, questo nuovo tomo di Tezuka, sembrava seguire il filone di MW ma, sotto sotto, nasconde dei concetti amari da mandare giù e, onestamente, difficili da digerire. Un po' perché sembra una storia "normale", certo piuttosto pesante nei contenuti, ma tutto sommato simpatizzi con la protagonista e non la biasimi per come fa quello che fa.

Toshiko è certamente molto più onesta delle persone normali nei suoi comportamenti, non è ai livelli di Michio Yuki che ti affascina come una Salomè nonostante la follia, no, Toshiko ti spiazza perché è una vera parassita, crudele come solo la natura sa esserlo e, per questo, pura... Tuttavia è difficile odiarla perché le sue vittime, fondamentalmente, se la cercano e se la meritano anche! Per cui è difficile puntare il dito, del resto... contro chi? Toshiko non esiste, è un bozzolo di apparenze.

Questo è l'involucro: la protagonista della storia è una donna disposta a tutto pur di ottenere quello che vuole; rubare la vita altrui, per lei, non rappresenta affatto un problema. Ecco, ma il contenuto, se capisci due o tre cosine di entomologia, ti fa capire che il comportamento umano è aberrante e affascinante al tempo stesso e non dissimile da quello di certi insetti.
E stranamente non si parla di ragni o di mantidi o di lucciole (che si accoppiano e divorano: e questo Toshiko lo fa anche con una certa disinvoltura) ma di insetti mimetici o parassiti o insetti dalla strana esistenza scandita da tempi bizzarri: la cicala (che sappiamo tutti come vive: 7 anni sottoterra e una settimana a cantare sugli alberi), la cicadella virdis (che è una peste: succhia la linfa immettendo saliva nelle piante, tipo la zanzare, e fa danni pazzeschi alle stesse), dell'Anoplophora glabripennis (un coleottero invasivo in grado di uccidere ippocastani, aceri e alberi di grosso fusto - in pratica una sorta di punteruolo rosso per alberi normali, in grado anche di mimetizzarsi) e infine il grillo che noi crediamo essere diverso dalle locuste (in realtà è un uso comune chiamare grilli le celifere, anche se grillo è un nome che andrebbe attribuito a tutt'altre bestiole). Animali che, di norma, sono solitari ma quando fanno gruppo diventano una delle bibliche sette piaghe d'Egitto!

Se vi fate una piccola cultura sugli insettini che danno il nome ai capitoli dell'opera, alcuni comportamenti della devastante Toshiko hanno un impatto diverso! Vedere come Tezuka adatta all'uomo il comportamento di un insetto fa un po' male all'orgoglio. Ma arrendiamoci all'evidenza: siamo una specie meno sofisticata di quello che pensiamo!

Per certi versi il concetto della mutazione continua, in maniera positiva, lo aveva esplorato Hesse con il racconto le metamorfosi di Pictar... Le Metamorfosi Kafkiane, al contrario, ci pongono davanti a una mutazione definitiva che si trasforma in prigione per il protagonista stesso. Restare immutati è un male e mutare è un bene... giusto? L'adattabilità umana è ciò che ci aiuta a sopravvivere. Qui però la nostra parassita Toshiko pare non avere una sua identità personale... E' questo che di lei NON affascina ma non è una sua colpa. La mutazione le permette di rubare i colori altrui e di diventare la splendida creatura che, in realtà, non è. Toshiko è, però, anche un genio: imita gli altri e l'imitazione, per gli insetti, è salvezza assicurata. Le farfalle e le falene che imitano uccelli e predatori o gli insetti stecco o l'insetto foglia che si fingono piante per non essere divorati. Questo, invece, affascina... E le vittime cadono ai piedi della donna, disperatamente.

Eppure Toshiko è allo stato larvale perenne, ha un suo piccolo nido, è legata solo al ricordo di sua madre, e nonostante continui a dire che vuole mutare, che vuole mutare, che vuole mutare... Sistematicamente, dopo aver assorbito l'ennesima vittima perde tutto, torna allo stadio di pupa e si rifugia nell'unico luogo sicuro della sua esistenza: il suo vuoto bozzolo (che poi vuoto non è, a un certo punto inizia a raccogliere e decorare il nido ma sono tutti specchietti e riflessi di vite sottratte agli altri).

Per cui alla fine non è tanto emblematico il fatto che riesca a fare quello che fa senza intoppi: lo sappiamo, in Natura nessun ragno giudica la ragna per essersi accoppiata con lui e averlo poi divorato, non esiste questo tipo di moralità. La Natura è perfetta e crudele - e proprio perché crudele è perfetta!
Insomma, non è tanto emblematico il fatto che Toshiko riesca a restare a galla, quanto il fatto che, pur riuscendoci, ne esca fuori svuotata e debba, quindi, ricominciare!
Cosa le resta da fare? Cercare un nuovo corpo, una nuova vita, un nuovo ruolo da impersonare, una nuova vittima da succhiare... crudele e perfetta come la Natura l'ha programmata.

La collana francese Sakka propone sempre titoli assai interessanti. Le edizioni sono molto belle e questo fumetto si presenta come un volume corposo eppure facile da sfogliare, leggero e flessibile; l'edizione italiana è simile a quella francese, non sfigura. La storia è tale da non fare pesare la quantità delle pagine lette. Da un lato i disegni sono semplici e concentrati sulla protagonista. Questa semplicità è tutta apparenza perché anche mettere un corpo nudo su un fondo nero, se non è collocato in maniera esemplare, può rovinare la composizione e il bilanciamento della tavola. Tezuka delizia con un design fuori del comune, dal taglio moderno e grafico e questo rende il fumetto ancora più gradevole facilitandone la lettura. 
Tutte le immagini sono di proprietà di Tezuka Production © Tezuka Production